I mercati guardano oltre il rumore geopolitico e tornano sui massimi storici

Buongiorno a tutti e a tutte, come sempre andremo ad analizzare quanto è successo sui mercati nel mese di marzo 2026,  andando ad approfondire le implicazioni delle tensioni in Medio Oriente.

Come sono andati i mercati in questo mese?

Buongiorno a tutti e a tutte, come sempre andremo ad analizzare quanto è successo sui mercati nel mese di marzo 2026,  andando ad approfondire le implicazioni delle tensioni in Medio Oriente.

Azionario

S&P500: +9,64% (LINEA BLU)
FTSE MIB: +5,53% (LINEA VERDE)
DAX (30 titoli tedeschi a maggior capitalizzazione): +4,26% (LINEA ROSSA)
NASDAQ: +13,97% (LINEA ARANCIONE)

 

 

Dopo un mese di marzo di ribassi generalizzati, l’azionario globale è tornato su nuovi massimi storici, trainato da un allentamento delle tensioni geopolitiche e dalla spinta del settore AI, con le principali aziende del settore dei semiconduttori che hanno fatto registrare guadagni superiori al 30%. 

Il Nasdaq100 ha raggiunto nuovi massimi storci con un balzo di quasi 14 punti percentuali; bene anche lo S&P500 che dopo aver perso più di 5 punti percentuali a marzo azzera tutte le perdite del mese precedente con un rialzo di quasi il 10% ad aprile. Rialzi più contenuti per i listini del Vecchio continente.

Obbligazionario

GOVERNATIVO USA SCADENZA 20+: -0,74% (LINEA BLU)
BTP10 ANNI: +0,21% (LINEA ARANCIONE)
BTP SCADENZA 1-3 ANNI: +0,15% (LINEA VERDE)
GOVERNATIVO USA SCADENZA 1-3 ANNI: -0,78% (LINEA ROSSA)

 

Il prezzo del petrolio rimasto alto (sui livelli di marzo) ha portato ad un rafforzamento delle aspettative di inflazione, con BCE e FED attese ora più aggressive nel futuro prossimo. Il mercato obbligazionario USA ne ha risentito direttamente con vendite sia sulle breve che sulle lunghe duration, con gli investitori che si aspettano ora possibili rialzi dei tassi da parte della FED. Lato titoli di Stato domestici il mese si è chiuso sulla parità, con i prossimi dati sull’inflazione che saranno fondamentali per le decisioni della BCE, ora attesa alzare i tassi nel prossimo meeting.

Materie prime

GAS NATURALE: -10,84% (LINEA VERDE)
ORO: -3,25% (LINEA BLU)
PETROLIO: +13,21% (LINEA ARANCIONE)

 

 

Sul fronte delle commodity l’oro, in virtù dell’apprezzamento del dollaro americano, ha sofferto chiudendo il mese in ribasso di oltre 3 punti percentuali. Bene invece il petrolio che, con la chiusura dello stretto di Hormuz e con una contrazione dell’offerta, ha visto chiudere il mese in deciso rialzo (oltre +13%). 

Lato materie prime i prossimi mesi si preannunciano essere volatili, con la guerra Usa-Iran che sarà variabile determinante per l’andamento dei prezzi dell’oro nero. 

Cos’è successo sui mercati questo mese?

Il mese di aprile 2026 ci lascia una delle indicazioni più interessanti degli ultimi anni: i mercati non hanno bisogno di un contesto perfetto per salire. Hanno bisogno di una narrativa chiara e, soprattutto, di fondamentali che la sostengano.

E oggi la narrativa dominante è: intelligenza artificiale e infrastruttura tecnologica.

Nonostante settimane dominate da tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, con il petrolio tornato sopra i 100 dollari e lo Stretto di Hormuz al centro dell’attenzione globale, gli indici americani hanno aggiornato nuovi massimi storici. S&P 500 e Nasdaq hanno continuato a salire, ma soprattutto è stato il comparto dei semiconduttori a guidare il movimento, con una forza che raramente si vede nei cicli di mercato. Nel solo mese di aprile l’ETF che replica l’indice MSCI Global Semiconductors ha fatto registrare un rialzo di oltre 35 punti percentuali (grafico 1), trainato dalle aziende del settore quali Nvidia, TSMC, Intel, Micron, AMD e ASML.

Grafico 1 – L’andamento YTD dell’ETF iShares MSCI Glb Semiconduct ETF Acc EUR

 Grafico 1 – L’andamento YTD dell’ETF iShares MSCI Glb Semiconduct ETF Acc EUR

Fonte: Quantalys

Il primo punto chiave da capire è il seguente: il mercato non sta ignorando i rischi, li sta semplicemente classificando come secondari rispetto al trend dominante.

Se guardiamo ai numeri, il quadro è molto chiaro. Il settore dei chip ha registrato una delle sequenze rialziste più lunghe della sua storia, con performance che, secondo Bloomberg, non si vedevano dai tempi della bolla tecnologica. Non si tratta di un movimento isolato: è una rotazione strutturale di capitali verso tutto ciò che rappresenta infrastruttura dell’AI dopo mesi in cui il trend era stato opposto (ossia di vendite dal settore AI verso settori più tradizionali).

E qui entra il secondo punto fondamentale: il rally non è più concentrato.

Per mesi il mercato è stato guidato quasi esclusivamente da pochi nomi (Nvidia su tutti). Oggi invece vediamo un allargamento molto più sano: Intel, AMD, TSMC, Oracle, ma anche tutta la catena a monte e a valle della capacità di calcolo. Il trimestre di Intel, ad esempio, ha avuto un impatto che va ben oltre il singolo titolo: ha dimostrato che la domanda legata all’intelligenza artificiale non riguarda solo le GPU, ma sta iniziando a coinvolgere CPU, server e infrastruttura cloud. Infatti, Intel ha sorpreso nettamente il mercato con una guidance sopra le attese (ricavi 13,8–14,8 mld vs 13 mld stimati) e utili attesi più che doppi rispetto al consensus.
La crescita è trainata dalla fortissima domanda di chip per data center legati all’intelligenza artificiale, in particolare CPU Xeon.
Il punto chiave è che la domanda sta superando la capacità produttiva, segnale di ciclo molto forte. In parole semplici quindi, non è una storia di hype, è una storia di domanda reale che si sta diffondendo nell’economia.

In questo contesto, i semiconduttori stanno diventando ciò che il petrolio è stato per l’economia industriale: un collo di bottiglia essenziale. Senza capacità di calcolo, l’AI non scala. E questo giustifica, almeno in parte, il livello di attenzione e di capitali che il settore sta ricevendo.

A questo punto, la domanda è inevitabile: ma allora la geopolitica non conta più?

Conta, ma in modo diverso. Aprile è stato il mese in cui il mercato ha iniziato a trattare il conflitto in Medio Oriente per quello che è, ad oggi: un rischio importante, ma ancora circoscritto. Il petrolio ha reagito con forte volatilità, passando rapidamente sopra i 100 dollari per poi ritracciare su segnali di de-escalation salvo poi tornare in zona 100 dollari a fine mese. Non abbiamo visto una trasmissione sistemica del rischio sull’azionario globale con i mercati che restano fiduciosi in una tregua nelle prossime settimane. Gli investitori stanno leggendo lo scenario in modo molto preciso: non una crisi strutturale, ma una negoziazione complessa e instabile, con continui avanti e indietro.

E qui c’è un passaggio importante. Il mercato non si muove sui titoli dei giornali, ma sulla direzione sottostante. E la direzione, almeno per ora, è quella di una de-escalation progressiva, anche se disordinata. Finché questa percezione rimane, il rischio geopolitico resta confinato principalmente su petrolio e inflazione attesa, senza diventare un driver dominante per gli asset rischiosi.

Sul fronte macroeconomico, il quadro resta coerente con questa lettura. Negli Stati Uniti vediamo un’economia che rallenta marginalmente, ma non si rompe. I consumi restano solidi, il mercato del lavoro è ancora resiliente e gli indicatori di attività (come PMI e produzione industriale) mostrano una dinamica più complessa ma non recessiva.

L’inflazione, invece, rimane il vero punto di attenzione. I dati di marzo hanno confermato che lo shock energetico sta impattando il dato headline, mentre la componente core resta più contenuta. Questo crea una situazione “scomoda” per la Fed: da un lato non c’è urgenza di intervenire (non c’è stato nessun taglio dei tassi nel meeting di aprile infatti), dall’altro non ci sono ancora le condizioni per un atteggiamento realmente accomodante.

In altre parole, il mercato sta iniziando a prezzare uno scenario molto specifico:
tassi stabili più a lungo, ma crescita ancora sufficiente per sostenere gli utili.

E questo è esattamente il tipo di contesto in cui i titoli di qualità e a forte crescita strutturale tendono a sovraperformare. Non a caso, aprile ha anche confermato una forte dispersione tra settori.

Cosa possiamo imparare dagli avvenimenti di questo mese?

La lezione più importante del mese di aprile è la seguente: i mercati non si muovono più in blocco, ma per grandi temi.

Il tema dominante oggi è tornato essere l’intelligenza artificiale. Non in senso narrativo, ma in senso economico: CapEx in aumento, domanda reale, margini che migliorano, supply chain sotto pressione. Tutto questo crea un flusso di capitale strutturale verso alcuni settori ben precisi. Il resto del mercato si muove di conseguenza: chi è dentro questo ciclo viene premiato, chi è fuori deve dimostrare molto di più per attrarre capitali.

La geopolitica, l’inflazione, le banche centrali restano fattori fondamentali, ma sempre più spesso agiscono come variabili di contesto, non come driver primari.

Il rischio oggi non è essere troppo esposti al mercato, ma essere esposti nel modo sbagliato. Inseguire i titoli senza criterio, oppure restare completamente liquidi aspettando il momento perfetto, sono due errori opposti ma ugualmente pericolosi. Lo scenario geopolitico, le notizie, Trump ed il contesto globale possono spaventare, ma non devono monopolizzare l’attenzione dell’investitore. 

La costruzione del portafoglio deve continuare a poggiare su basi solide: diversificazione, qualità degli strumenti e, soprattutto, esposizione ai grandi trend strutturali. Perché se aprile ci ha insegnato qualcosa, è che i mercati possono salire anche in mezzo all’incertezza. Ma non lo fanno tutti allo stesso modo.

E capire dove stanno andando i capitali, oggi più che mai, fa tutta la differenza.